AA.VV.
Songs To Break God's Heart - vol.1 * CD Acuarela/Ghost Records * 19t-74:31
La quotata compagnia spagnola non è così adusa a sfornare compilazioni, privilegiando il massimo impegno nella cura di album compiuti; stavolta vi ricorre per cucire in unico supporto artisti di punta (The Zephyrs, Xiu Xiu) e future cooptazioni, con ospitate prestigiose e soprattutto pezzi inediti, cogliendo il titolo dal debutto degli Hefner e ponendosi come showroom del clima dimesso e accorato, dominante nella tradizione della label. L’eccellenza dei nomi non sempre si accompagna alla prova dei fatti, così se Matt ‘santo subito’ Elliott si lascia un po’ andare in Lost (version pour Elise) e scivola quasi jungle, salgono altresì alla ribalta nomi meno frontali come P:Ano, con una notevole versione di Hiroshima mon amour in hammond e fiati; per degli Early Day Miners che non escono dal seminato (Lux Perpetua), ci sta la sorpresa nazionale Aroah eterea nel perdersi fra i Sessanta di casa e l’alt.folk più femminile dell’arpeggiata Otro triste final. Comme d’habitude per le raccolte, questa è fra quelle da consegnare agli alieni se mai sbarcassero e chiedessero lo stato dell’indie nel 2005. (7) Enrico Veronese
posted by Enver 3:09 PM
SJ Esau
Wrong faced cat feed collapse * CD Fooltribe * 13t-37:34
Credevamo di aver ascoltato molto, in quanto a collaborazioni fra i generi. E invece la periferica Fooltribe vola a Bristol(!) a recuperare questa stramba figura di folkster in anticipo sul futuro, già s/oggetto delle interferenze del neotrendy Why? e d’alt(r)o notabilato indie internazionale. Che sia diverso non ci piove: Cat track (he has no balls) è discorso-attacco-liberazione, almeno tre canzoni in una come non se ne sentivano da tempo, e la prima reincarna ex vivo un Badly Drawn Boy ancora più schiavo di umori alcoolici. Sam Wisternoff si nutre di benefiche oscillazioni (Queezy beliefs) e povera elettronica: il suo Esaù è cittadino del mondo e dei recessi più frastagliati di questo tempo, cammina sempre sul filo e lo trovi sempre dove non pensi possa essere, fra gli effetti che divampano in Geography (donkey dancing in the bath), paradigmatica per com’è costruita; dentro alla coralità storta di All agog o non piuttosto nella lisergica Wears the control. Se un videogioco va in tilt nel medioevo e nessun alchimista soccorre, si ha un’idea approssimata di quanta balzana bellezza ci sia in questo apparente miracolato. (7/8) Enrico Veronese
posted by Enver 3:08 PM
Gionata
Si può essere un’alba * CD Nenieritmiche (www.gionata.net) * 10t-40:13
La concreta lettura di questo disco ispira tante domande, la prima delle quali porta a chiedersi dove si sia nascosto finora questo giovanotto ticinese, che ha avuto il primo disco prodotto da Maroccolo nel 2001, poi altri tre semiclandestini. A sezionare la produzione italoindie di fine 90, pare la risposta plausibile, facendoci guidare dalla vocalità lacrusiana e dalle romantiche melodie dei La Sintesi nell’humus di Esploderei per te. L’autore è sopraffino e spiazza (Per Milla è scura come insegna Martin Gore), il musicista ammicca fashion e obliquo alle onde medie –Niente di giovane dietro una droga- ben più di tanta roba che ci passa in mezzo. Giocare col concetto di avanguardia pop o ritenersi tale (‘del resto mica siamo in tanti ad esser sempre avanti’): psicodramma o psicoreato, insomma. E se fosse lui la next big thing? (7) Enrico Veronese
posted by Enver 3:07 PM
Belle And Sebastian
The life pursuit * CD Rough Trade / Self * 13t-49:21
Il percorso di avvicinamento delle popstar-loro-malgrado a questo lavoro è stato di sicuro meno accidentato rispetto al precedente –che seguì al disimpegno di Isobel verso esperienze soliste- ma non privo di esplorazioni formali e sostanziali, riverberatesi nella pratica. Le prime note di Act of the apostle già disvelano la nuova allocazione soleggiata che viene riservata ai canoni sixties soul, elemento sempre presente nel fondo dell’opera sebastiana, ma emerso dall’ombra nell’ep “Books”; a tale cucina si attinge non poco in “The life pursuit” (Song for sunshine, For the price of a cup of tea), restringendo gli spazi e il numero delle ballate acustiche ma confermando la supremazia twee di futuri classici, a nome Dress up in you e Another sunny day, aneddoti che valgono da soli in un campo dove gli scozzesi hanno ben pochi rivali. La sgargiante We are the sleepyheads, poi, fa parte di quel mondo tutto racchiuso fra avvocati e borghesia in pasto... Stuart Murdoch goes smart beat, ma con juicio: la scuola che un bel giorno aprirà non faticherà a trovare allievi, qualsiasi sia il programma. Per buttarla in politica, non facciamo il tifo, ma questo disco ci vuole ingaggiati. (8) Enrico Veronese
posted by Enver 3:06 PM
Gomo
Best of * CD Homesleep / Santeria Audioglobe * 12t-50:09
La storia narra di tre disc jockey radiofonici portoghesi che non si sono potuti esimere dal mandare in onda un paio di brani lo-fi pervenuti quasi anonimi, tale il loro appeal immediato e irresistibile. L’autore, Paulo Gouveia in arte Gomo, esce ora in Italia col suo fintamente apologetico “Best of”, che fa seguito a un video, quello per Feeling alive, dalla trama meta-discorsiva tanto cheap quanto efficace. Nel paese di Gomo è sempre mattina, il sole è appena velato dall’arcobaleno e da qualche nuvola (You never came, Caught), i colori e i profumi esplodono giovani e urgenti nella ballatona I wonder. Si atteggia a Beck e gli riesce in parte, la più recente di Hansen, per poi folleggiare sulle ali ironiche dell’organo vintage, sfornando singoli virali come Proud to be bald che per prima gli valse il patrio hype: non pareva vero a Lisbona di festeggiare un’altra vittoria sulla favella britannica, dopo gli eurorigori… Nato per l’indie pop, ecco cosa. (7) Enrico Veronese
posted by Enver 3:05 PM
Mogli & Buoi #93 – febbraio 2006
di Enrico Veronese
Qui e ora. La coesione del mondo indipendente italiano, l’implementazione per mezzo delle più recenti promesse, il sostegno reciproco nella comunicazione e nell’esperienza passano come mai prima attraverso una serie scoordinata ma non scollegata di circuiti virtuosi, locali con una briciola di coraggio in più, radio popolari, sale prova e studi d’incisione condivisi, e soprattutto una visibilità su internet. Sta principalmente agli agit-prop della rete la paternità più effettiva e primaziale nell’espansione di un movimento dato per torpido: non solo i blog ma anche le webzine, le emittenti interattive in streaming, i portali generalisti e settoriali sono veicoli immediati di sviluppo e promozione, decisivi nel monitorare in tempo reale il gradimento di una uscita e lo stato di salute del coté territoriale e musicale che la coinvolge. A queste modalità d’intervento è d’uopo rapportarsi quando si sorvola ipoteticamente la penisola, e ci si accorge che per esempio a Genova sta (ri)nascendo qualcosa di grande.
Città balorda e salsa, spalancata quantunque arroccata sulle sue, vede da qualche tempo le proprie pietre nuovamente testimoni dello spirito di cui sopra, corollari del quale sono il creare in proprio, l’aprirsi di strutture, la mutua disponibilità e vivaddio l’emersione nazionale. Non può essere una fortuita circostanza il livello raggiunto dai Numero6 (in uscita a marzo con l’opera seconda), la crescita di nomi come Ex-Otago e Denize, tutta l’attività che da anni ruota attorno a Disorder Drama e Matteo Casari –prima con Lo-Fi Sucks! ora con Blown Paper Bags- la scelta di Suiteside di trasferirsi alla Lanterna, per giungere così alla fondazione, da parte dei Meganoidi, di quella Green Fog Records che ora licenzia “Occhi chiusi” di En Roco (in BU#92), senza dubbio fra i migliori dischi pop in italiano degli ultimi anni.
Prodotto, registrato e missato interamente a Genova, nello studio ‘di casa’ ad opera di Mattia Cominotto, l’album prende le distanze dai modelli antecedenti senza sterzare troppo da alcuno, connotando in maniera personale il sound e la scrittura: così certo folk delle praterie traspare nel violino di Le promesse facili, ma solo quel tanto che basta per riportare tutto a casa, al quotidiano, alle domestiche perturbazioni; quasi madrigalista la tessitura Sarah in La salita che evoca i meno pomposi fra i libri di cui si pascevano Morrissey e Neil Hannon; e una quale indolenza acustica è utile alla voce di Enrico Bosio per sferzare “mi trovo immobile, fragile, contro quelle regole / la tv, le sue idee, gli artifici in genere” (Non di questa età). Come facilmente si evince, imprescindibile punto di forza è un impianto testuale rigoglioso, ultimativo, ostentatamente altro dalla massa, soprattutto notevole per contorsioni sintattiche stilate sempre facendo ricorso alla dotazione di una terminologia piana e d’uso comune: anche il portato storico della scuola cantautorale ligure rivive pertanto in questa compagine sognante, miscela sapiente e bilanciata di classico e moderno, riuscita in autoctonia dopo il passaggio di consegne da Fosbury a proporre un disco senza alcun riempitivo o caduta.
Dall’aria del golfo a quella del Salento, per considerare l’esordio ufficiale di Tuma (all’anagrafe Giorgio, pure su BU#92), retrò singer folgorato sulla strada della Space Age Bachelor Pad Music. Gli eterni ritorni tipici della produzione Stereolab si ritrovano nelle composizioni del giovane leccese, fin dai demo scaldato in ambiente propizio: gli sono contigui quegli Studio Davoli la cui voce Matilde coopera per Gilles joia. Ogni elemento jazzy e cinematografico in “Uncolored (swing’n’pop around rose)” costituisce la forma=sostanza che perpetua una delle più luminose tradizioni italiane, quella easy listening verace oggi confinata all’ora dell’aperitivo. Nel materiale passato per le mani dell’Amico Immaginario –ennesimo colpo a buon segno, by the way- la vocalità di Giorgio è ulteriore strumento di fascino per coprire di spolverini ogni nota, sfuggente e sottile come tacchi d’haute couture. La miglior definizione di questo moog-mood la concede egli stesso, nell’esplicazione della title track come Sad kaleidoscope. Disco che ha tutto per mettere d’accordo le generazioni, neopop, senza tempo…
Risaliamo lo stivale pop e a Bologna troviamo, per niente glam, l’ep di Macromeo, un virgulto di freschezza e songwriting facile come pochi ne siamo abituati ad ascoltare. L’omonima release per Aiuola svela un autore già alle prime avulso da ogni ardita costruzione, che rap-presenta groove e immaginario, linee hip hop e tocco stralunato, maglia in felpa ed eclettismo nerdish. Sorvegliato da una produzione doc a cura dei prezzemolini Amari, Michele Stefani mette nel pacchetto cinque bubblegum -chissà se al cinnamon…- fatti sì di Gommarosa, “il collante speciale che tiene unita la canzone”, ma anche di tanto candore e cuore in mano (le mille verità di Tutto inutile)… forse Jovanotti dovrebbe ascoltarlo, e farsene una ragione, se non un arrangiamento…
Chiudiamo il giro nell’Italia dei colori proprio in Friuli, con il bizzarro patchwork dei The Erotics, contagiosa iperbole twee che a dispetto dell’attitudine volutamente poco seria e dei piccoli difetti disseminati qua e là, offre con “To be played at maximum volume” (BU#82) un quadro composito rispettivamente per il karaoke e l’affratellamento, sfiniti, sulla pista (I’m only a fat clown, notevole l’inserto traviato di Little Tony), tenendosi per mano, come nel discogirotondo di Sexy diva, a piangere errori di gioventù dentro She’s everything I need e rimembrare Matteo Agostinelli e i suoi Yuppie Flu con I love animals.
Maledizione, questa stagione dell’italpop attrae come l’analcolico moro. E per fortuna nessun supergiovane soccorre a portarcelo via.
www.enroco.com
www.tumamusic.com
www.aiuola.it
www.theerotics.com
posted by Enver 3:03 PM