Enver day by day

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Friday, April 07, 2006

 
ROCK
Satellite Inn
In the land of the sun * CD Urtovox/Audioglobe * 12t-43:07
Tocca ripetersi: il processo di assimilazione e introiezione delle radici alt.country nelle band indipendenti italiane conosce livelli elevati, in tutto assimilabili alle formazioni del sottobosco statunitense doc. D’altra parte i Satellite Inn, che sono in giro da dieci anni e hanno suonato anche al SXSW nel 2001, offrono una interpretazione ordinata e chitarrosa del loro essere figli di Neil Young, imbarcando effettistica che abbonda di tremolo (Look at the stars, they’re bright), e spingendosi in composizioni di short stories che delineano un concept dichiaratamente notturno, aromatico, fra pace e tensione come nella bellissima e cinematica Intro. Il tremendo generatore direbbe: “una colonna sonora alternativa per Brokeback Mountain”… Niente di cool e aggiornato nel modo di rapportarsi al folk -dati i mezzi si poteva osare qualcosa di più laterale- ma si fa apprezzare la tanta onestà. (6) Enrico Veronese

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ROCK
Mr. Henry
& The Hot Rats * CD Suiteside/Pulver & Asche/Goodfellas * 11t-31:05
Non ci si sorprende più di come virgulti italici in tutto si ritrovino a suonare, con proprietà ed eclettismo, in contesti musicali prettamente USA: è successo coi Franklin Delano, poi i Midwest, e adesso è la volta del varesotto Enrico Mangione, già assemblatore per Ghost di una all-star delle sue parti, approdato a Suiteside che licenzia la sua seconda fatica. Corre agli occhi l’assenza di titoli, sostituiti dalla parola ‘No-Sense’ addizionata di numeri tutt’altro che progressivi, a balzano suggello di un disco storto e umorale, che vede una falsa partenza col blues turning garage delle prime due tracce, poi provvidenzialmente si assesta là dove sta di casa Tom Waits (rondò à la Mackie Messer in #91276, crooner minimale nel #479 cugino della soundtrack waitsiana per Benigni). Henry si disimpegna bene alle prese col valzer spettrale, ultimo, siglato #69, e scende in città col fazzoletto da redneck al collo del #1258. Chiude un vero e proprio take onirico, col capo mandria a bofonchiare uno sleepcore ventrale che toglie i peccati del mondo. (7) Enrico Veronese

posted by Enver 1:14 PM

 
POP / songwriter
LeLe Battista
Le ombre * CD Mescal/Sony * 11t-48:05
Cosa sono sette anni nella vita di un ragazzo? Tanto è trascorso da “L’eroe romantico”, folgorante debutto per una band, La Sintesi, persasi poi col secondo e ultimo: rubricabile come passo falso, non avesse preservato il talento e le visioni del sempre giovane Lele Battista. Il Nostro ora vuole recuperare il tempo perduto e dopo un certo travaglio realizza col fido chitarrista Giorgio Mastrocola, con Megahertz e Sergio Carnevale ex Bluvertigo un album degno di lui, che sa essere raffinato e sottile nella albeggiante Tutto strappato (‘è tutto così nuovo che mi sembra quasi di non avere un passato’: inserisce gli archi per sbancare Sanremo, servisse a qualcosa) quanto elegantemente vigoroso col singolo La voglia di stare con te. Brandelli e spiriti della Sintesi si ritrovano, felicemente, nella L’odio virata c|o|d e in Quando mi mento, lenta e string-ata, praticamente eroiromantica. E se l’intonazione della titletrack rimanda al miglior Mario Venuti, è la toccante Trieste a sbancare con un ‘abbraccio’ dal lievito fossatiano. “Le ombre” sancisce così il bentornato memoriale di uno che l’amore lo sa cantare davvero, e ancora. (7) Enrico Veronese

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WAVES / songwriter
Marco Parente
Neve ridens (ridens) * CD Mescal/Sony * 10t-40:40
Non si è ancora spenta l’eco di “Neve ridens” capitolo primo –nelle radio indie circola ancora Il posto delle fragole- e già Mescal dà alla luce la seconda sezione del complesso lavorio del partenopeo di Firenze. Nessuna rivoluzione a colpi di grazie, ora, semmai una sedimentazione a strati successivi di quanto coerentemente affermato in precedenza: l’autore coltiva la vertigine, sotto traccia mostrandosi iniziatico e (eufemismo) poco user-friendly, e improntando ogni passaggio a palestra per le sue malleabili corde vocali, altro in questo dalla maggioranza dei colleghi. Per la prima volta fissa in supporto due materie provate spesso ‘in allenamento’, la cover di Michelangelo Antonioni, in origine appartenente a Veloso, e Ascensore inferno piano terra; ma anche in queste l’attenzione richiede le piccole dosi, centellinate per entrare appieno in sintonia con segmenti oltre il cantautorato –Trilogia del sorriso animale- e incisi disarmanti (‘mi basta solo sapere che anche tu hai freddo all’inferno’). Dal mood si discosta il per-suadente singolo omonimo, partecipato da Manuel Agnelli e Goodmorningboy. Aleggiano aerei minimi sospetti sulla tensione all’artefatto piuttosto che al concettoso, se teatrale o affettato: li risolva il lettore, sulla scorta della conoscenza dell’ingente processo creativo. Un (7/8) che meglio sarebbe stato scomponibile nei singoli giudizi alla produzione, alla parola, all’idea. Enrico Veronese

posted by Enver 1:11 PM

 
FOLK / pop
George
A week of kindness * CD Pickled Egg (pickled-egg.co.uk) * 15t-53:25
Vivessimo anni meno sguaiati forse questo disco passerebbe quasi inosservato. Invece tocca chiamare a sé per conforto, come un capolavoro classico, l’opera seconda di un duo britannico -ancora senza distribuzione in Italia- in grado di risalire controcorrente il tempo che passa per scrostare la polvere dalla parola ‘tradizione’ e dai suoi strumenti. Suzie Mangion e Michael Varity scrivono ed eseguono canzoni di Natale fuori stagione, nelle quali il lirismo sgorga per niente tronfio e barocco, quanto familiare, rassicurante: Spend my time rievoca i toni delle preghiere recitate negli stati del Sud prima di ogni pasto, Sunday painter è un tennessee waltz, Song of degrees stava sulla bocca della venditrice di becchime in ‘Mary Poppins’… Ci si para davanti un mondo incantato, dove il disuso è valore e non scoglio, blande marcette a cappella come My fear keeps God a-hiding celebrano il ritorno e la pace, anziché la partenza e le armi; e quando un organo suona (Fabula, Vanishing sounds of Britain) è per sposare non per seppellire. Universo parallelo del rimpianto, quello dei George, bolla d’aria dove il Duemila non è arrivato ma i Devics apparentemente sì, per unirsi dentro Older too come timido coro di una nuova Agnetha Faltskog: thank you for the music! (8) Enrico Veronese

posted by Enver 1:10 PM

 
WAVES
Libra
Il viaggio di Zebra * CD Macaco/Audioglobe * 10t-45:10
Sono cresciuti, i mestrini Libra: dagli esordi grungey nei pieni Novanta a un faticoso lavoro di ricerca fino all’attuale approdo (definitivo?) a una forma pop-rock per certi versi difficile da inquadrare, di certo evoluta. In rapporto osmotico coi fratelli di etichetta Grimoon, la band di Alberto Stevanato scambia musicisti e pezzi (Due di notte, meglio con Solenn) sotto l’occhio vigile di Geoff Turner dietro la plancia, e addivengono a risultati qua e là lusinghieri, su tutte surreale TV retrofutura, orecchiabile Io resto qui ed epica Tu non vedi niente. Probabilmente il limite più arduo da superare, l’ultimo, è quello di una scrittura da tarare, datosi che i suoni liquidi e dilatati –notevole l’inserto delle calde tastiere di Claudio Favretto- paiono già regolati a dovere. La direzione è quella che promette: ma si può ancora limitarsi a promettere, dopo anni? (6/7)
WAVES
Marcho’s
…Ed ovviamente il tempo passa… * CD Macaco/Audioglobe * 10t-35:29
Minore pedigree ha il progetto Marcho’s, già elogiato col singolo Mal di testa (BU#88): la distanza prolungata solleva perplessità sulla portata ‘carnosa’ del duo -con Marco Mossuto c’è l’indieclerk Alberto Cozzi dei Travolta- il cui soundsystem punta più sulla strumentazione scrausa che su effettivi conati di solida canzone elettropop. L’Inizio/comizio che campiona il film Paz! la dice lunga sull’etica para-antagonista dei pezzi, che prosegue pedissequa in Sbattiti, mancato inno da scuola okkupata solo per questioni di crono; piace invece Assistente sociale, strapparisate e veritiera (‘io non scendo in campo come voi, non sono in guerra come voi: io compilo solo dei coupon, crocetta x o ypsilon’), possibile secondo singolo dopo l’anthem enoico in levare conosciuto in estate. Bell’esperimento, immediato e di strada, però non riesce sempre a evitare di mostrare la corda. (6) Enrico Veronese

posted by Enver 1:08 PM

 
LOUNGE / pop
Studio Davoli
Kiss * CDs Recordkicks/Audioglobe * 2t-7:43
Un bacio lungo quattro minuti: sulle ali mai moleste dello swing tornano gli ottimi Studio Davoli, col brano avvisaglia del prossimo “Decibels for dummies”. La voce di Matilde, opportunamente sostenuta nel ritornello da quella morbidamente virile del fratello Gianluca, è puro erotismo convenzionale da cinema in bianco e nero, frase in loop al servizio dell’immortale seduzione canora. Accompagna All the things, un monoblocco in cui la musica leggera mette d’accordo strumenti vintage e modernità acontemporanea. Datemi uno spriz, per favore, fin che aspetto l’album... (7) Enrico Veronese

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HIP HOP / pop
Macromeo
s/t * CD Aiuola * 6t-15:54
“Tutto è così semplice”: parafrasando un suo pezzo, Michele Stefani a.k.a. Macromeo è uno di quei rapper buoni, di quelli che non mettono paura alle vecchine, portatore di buoni sentimenti e perennemente appena alzato. Sarà perché è bolognese… Lontano da ogni sussulto riot e dagli stili del ghetto che in Italia, e in italiano, farebbero carnevale (oltre che maniera), il Nostro è invece penna positiva e ombelicale, e da quando fa comunella artistica coi ritocchi degli Amari può giocarsi una partita quanto mai aperta. Lettere da sparo che vanno giù dritte, sia quando indulgono alla citazione da Smemoranda –Gommarosa, ottima già prima del restyling- che nel loro candido offrire una rosa appena l’amante apre la porta: “se mi commuovo piovo”, da Tutto inutile, crepitante in agrodolce come Alias+Acher. Cherubini, fatti un giro nel quartiere, vieni a vedere. (7) Enrico Veronese

posted by Enver 1:05 PM

 
Apriamo una etichetta indipendente. Eh? Sì, dai. Un ramo nel quale i cinesi ancora non sono ancora arrivati… Beh -fa l’altro- sempre meglio che emigrare in qualche capitale del sottoturismo per aprire un ristorante seriale. E’ tutta una faccenda di distretti industriali, ad un comparto per la ceramica, segue uno dedicatosi al vino, e ci può stare anche quello specializzato nell’indie folk rock…
“I matti fan così”, al giorno d’oggi. Si destano con una idea in capo, quantunque amicale e allo stadio di diletto, e la mettono in pratica con entusiasmo, metodo, e coscienza incosciente. Tanto da essere riconoscibili nel contesto più grosso e dispersivo del comunque asfittico sistema nazionale: la via di Snowdonia, di Aiuola, marchi di fabbrica, contenitori prima ancora che ottimi contenuti.
Tafuzzy esiste, e prolifica, in un territorio assai circoscritto e periferico, la Romagna dell’entroterra per altri vacanziero: che forse negli States le label più in vista sono metropolitane o non invece sperse fra Omaha, Olympia, il Midwest?
Lungi dall’infliggersi bottigliate, dalle parti di Riccione piantano la loro bandierina sul suolo lunatico facendo la loro cosa in una casa sempre più grande per poter contenere tutti, in un modello concentrico aperto secondo il quale si coopera, si subentra, ci si estrae per progetti bi, ci e di. Da cosa nasce sempre cosa, affari di uova e galline, e non è detto che presto o tardi il paziente artigianato sviluppi connessioni più urbane e socialmente diffuse -avvisaglia ne è l’imminente distribuzione Audioglobe per l’ultimo parto di Mr.Brace; ma intanto il ménage procede con la disinibita scioltezza di chi non ha urgenze, memore della differenza tra il pollame ruspante e l’allevamento in batteria…
Questi appigli all’humus territoriale non suonano a caso, in contesti condizionati da clima torrido in estate e foschie salienti gli altri mesi: tutti e sei, anzi sette progetti che vi insistono sfruttano l’immaginario e gli influssi della provincia(lità), per trasformarli in umori, incidenti e diete, quando non storie compiute. Tipico di chi vive la normalità di situazioni eccezionali, come l’inverno in luoghi bramati da altri nel resto dell’anno…
Il capofila è il Brace. Una doppietta di dischi per marcare il terreno, orientativi, voce limpida nella pianura fin dove si perde. Un menestrello che gira di borgo in borgo con la chitarra a tracolla, e si ferma sotto agli alberi in cerca di refrigerio, grilli e cicale intorno (Pollollo), lontana la chiamata a raccolta (Capisco poco, le campane): ‘ieri mi mancavi anche se c’eri, eri più coi tuoi pensieri che con me, ieri’, canta Davide Rastelli col piglio di un Fortis e le liriche come se le avesse appuntate Guido Catalano prima di volare via. Stralunati, ingenui, naif, i cinque condensano il country folk nelle prose tristanzuole di Salame & caffè, da campagna che ancora conosce il dì di festa: l’apologo nel maturo “Salvate il mio maglione dalle tarme” che potrebbe bellamente schiudere un varco nella visibilità oltre il Rubicone…
Non si discosta dall’idea di cantautorato folk neppure Ra2f, impegnato pure nel masticare rime in seno al collettivo TesteStese (la qual cosa emerge chiara in Perché devi stare zitto, che gode del cameo del fratello Umbo): il giovine osservatore ha in mente i massimi sistemi, filosofeggia nasale col serafico pacifismo di chi non sa ancora resistere al rigurgito punkpop liceale di Dario, e si è industriato alla confezione di un packaging apprezzabile per via del diluvio torrenziale della presentazione e di uno dei titoli… ‘L’invenzione l’ho già inventata’, dice, araldo dell’atarassia contadina di chi è sano e va piano ma lontano. Degno di nota lo scazzo american-pie di Spalle strette, fra le vette di un disco, “Conforme a sé”, così ispido per sua natura(lità) eppure sincero come il Sangiovese: what you see is what you get, niente di artificiale dietro a ‘un pezzo di anima strozzata dal cappio della società’. Eremita, ma autocrate solo nelle priorità…
Trabicolo invece è il suggestivo nickname dietro cui si cela Bart, cantante dei Cosmetic –altro veloce ed agro-essivo concept dentro Tafuzzy- che rimanda agli episodi migliori del Babalot prima e seconda versione, pure questi armoniosamente spalmato su un paio di uscite. In nuce “Trabicolo” possiede i crismi del signor autore, con una discreta gamma di soluzioni e schemi, siano monito enofiliaco (Contro tutte le droghe), stranissime litanie post-Ferretti due toni più sotto –Un giorno in città pensarono tutti la stessa cosa- oppure inni di folk autistico in romagnolo insidioso, che concede la madrelingua al solo titolo Lascia stare. A sentire peraltro la nuova imminente release, i temi si diversificano ancora di più, vistando il beffardo passaporto indiepop con la clapping Bigno, una Robe serie che rievoca Battisti e l’acronima i.m.b.a.d.f.a.s. ovvero blues & pastorizia.
Strade perpendicolari calpestano in “Superficie” i Fitness Pump, amici dell’elettronica analogica in quanto fattrice, predisposta alla monta da parte di distorsioni e (Ta)fuzz(y), un pattern abbastanza fisso risveglio->esplosione. La costante di pezzi che prima carezzano poi graffiano (Reazione, La santa verità) è esaltata nella nodale Guanti sterili, dove la dormiente Valentina viene alfine svegliata, e sola Od esce dall’alveo familiare per riaversi in una meno che marziale promenade fra i glìtch-ini in fiore. Da segnalare che Swim il vocalist dei Fitness si è concesso una nicchia privata al fine di esporre convincenti calligrafie come Radio 1990.
Questa è Tafuzzy, la parte e il tutto, orgoglio di zona e finestra sul mondo, e va a concludere il cerchio con l’ingresso di Inserire Floppino (!), talentuoso essere a metà via tra il chee-fi del guitto e il C6 della battaglia navale di tutti i giorni fuori scena (quando ad esempio si sottraggono ore ai ripassi più ammorbanti per registrarsi sboccati in camera coi fedelissimi: Credi?). “Silvio Mancini” è un commerciante di Riccione e il titolo del disco, le cui teatrali tastiere giocattolo performano nello spazio tra la semiseria E se… e ill delirio comunicativo di Cardiaco, trovandosi spesso fuori fase come nel sample da sala giochi di Martello -notevole il doom d’un temps a sparare in un roleplay silente- anticamera su valvole random del finale più crasso e triviale per noi di quegli anni, ovvero la comparsa del Grillo Parlante Clementoni a richiedere di scrivere e controllare la parola: uscita.

www.tafuzzy.com
www.alternativoallanoia.com
www.panca.org

posted by Enver 1:01 PM


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